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[260810_2337]

Posted in [Erlebnis], [Weltbild fragmenta], |mit muzik| by valez on 08/09/2010

beauty [1.]: prolegomeni per una patologia in tre movimenti, avec deux annotations éluardiennes [en italique, ex vivo].

  

io vo verso la vita io ho apparenza d’uomo
per provare che il mondo è fatto a mia misura.

   

I.

nei vostri sguardi sorridenti, ho conosciuto il dolore del mondo – e la sua bellezza.

attraverso le costole rigonfie di un vecchio cane, nel deforme, nella malattia eterna, nell’anormale proteso in un perpetuo atto d’amore, ritrovo una sensazione che, in così tanti anni, non ho mai dimenticato. davanti a tutto questo, la vita si fa un peso troppo grande da portare.

nel mondo che torna a finire, nessuna strategia ha più valore. cammino come dormissi. la gente mi passa attraverso. sguardi sorridenti, non riesco più a sostenervi.

 

II.

ogni mattina, quando il sole ancora geme, lascio che il mare mi sommerga. l’acqua è fredda, incide la carne fino all’anima. eppure, come il giordano, segnerà il varco tra la solitudine e il caos assordante.

ad limina, ritornerò ad esistere.

 

III.

devi vederti morire
per saper che vivi ancora

[…]

 


 

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[300610 2004]

Posted in [Weltanschauungen], |mit muzik| by valez on 30/06/2010

a midrange [1.] liturgy

 

è l’istinto che spinge la formica ad avanzare tra ciottoli e sabbia, vita e sopravvivenza in un infallibile flusso di movimento. tu, uomo, che provi invidia per la semplicità della sua esistenza – così vuota, a tuo dire, di pensieri – dimentichi quanto sia un continuo affronto allo stesso esistere spingere un granello di sabbia che è il doppio rispetto al peso del tuo corpo.

rifletti sulla crudeltà di una semplice vita istintuale e sii, perciò, fiero dei tuoi dolori. quando questi finiranno, la formica non avrà ancora smesso di farsi trascinare dalla Necessità.

[290110 0849]

Posted in [Erlebnis], |mit muzik| by valez on 04/02/2010

sugli impulsi dell’istinto subumano e le loro dirette implicazioni nella realtà condivisa, nonchè sulla storia del cinese pu yi, l’ultimo imperatore

 

ancora sakamoto [1.], che nemmeno ascolti perchè sai che non è più necessario. i tuoi dubbi – se mai ne hai avuti – si sono cristallizzati in certezze irrevocabili. dietro alle tue convinzioni, rimangono celate possibilità inesplorate, sulle quali – con troppa disinvoltura – rinuncerai ad indagare.

è stato davvero il mio timore di scegliere che ci ha portate a questo? le mie dimostrazioni di fiducia, confuse al loro nascere, sono ricadute sulle possibilità dell’accadere come massi da una una scogliera. volendo dimostrarti – senza troppo interferire – che avrei sempre potuto esserci, ho scatenato reazioni falsate, congestionate e, ora, irrimediabili.

eppure tu insisti ma poni dei vincoli che rispetto e rispetterò. devo espiare le colpe dell’emanazione dei miei istinti, un prezzo altrettanto irrazionale per l’irrazionalità che mi sono voluta concedere, pur sapendo perfettamente di non essere in grado di rapportarmici.

pu yi fu l’ultimo imperatore della cina, prima che la rivolta guidata da sun yat-sen rovesciasse l’impero e portasse alla proclamazione della repubblica. come tutti gli uomini sopraffatti da un destino troppo smisurato, fu un personaggio tragico, che non potè mai scegliere, nemmeno quando si rese conto di essere imperatore solo per burla, prigioniero di rituali ormai inutili, opportuni servilismi e ipocrisie in una corte che non esisteva più se non nella fredda forma. l’alterigia del suo ruolo, viva nella convizione che essere grandi sia un dovere, lo portò a comportarsi come l’imperatore che non fu mai stato – colui che non sceglie, chè per lui viene scelto – fino a farsi masticare – e poi risputare fuori -dall’ingranaggio che rivoluzionò ciò che egli avrebbe dovuto vivere, portandolo ancora una volta a non poter scegliere in un’ulteriore situazione di non-scelta. egli non agì, non per la paura di agire, bensì perchè l’agire, nella sua intima natura, non era contemplato. se mai rispose ai suoi impulsi, questi non ricaddero che nella completa inutilità, poichè la realtà in cui pu yi si trovò immerso gli impose di per sè il fallimento delle sue scelte, qualsiasi esse fossero.

qui, l’atonalità di ryuichi sakamoto non è che un’asettica conferma. il tuo fermo rifiuto nell’ascoltarla lo è altrettanto. proviene da me.

[181209 0323]

Posted in [Erlebnis], |mit kino, screenshots & eyeshots|, |mit muzik| by valez on 08/01/2010

di ohrid, monasteri ortodossi, arrovellamenti cosmici e black dice


il film ‘before the rain’ di milčo mančevski parte con lo scorrere dell’occhio della telecamera sulla terra, il cielo, i colori della città di ohrid – la gerusalemme macedone – fino ad arrivare alle sponde del suo lago, inebriate dal sole e il monastero di sveti jovan kaneo che, senza timori e senza tempo, si impone a strapiombo sulle acque, quasi non fosse neppure una creazione umana. bastano pochi minuti per capire che intensa spiritualità possa essere vissuta in quei luoghi, una spiritualità cosmica che va oltre qualsiasi struttura religiosa. lì, l’uomo si annulla in ciò che la Natura ha creato. nella bellezza estrema, nell’infinito. lì vorrei salire almeno una volta nella vita, in solitaria, nella primissima alba, per assaporare il silenzio, gli odori, il vento. lì, ascolterei i black dice. li lascerei salire fino al cervello e guarderei il lago, fin dove il mio sguardo potrà arrivare.

 

[1.];[2.]

[041209 1458]

Posted in [Erlebnis], |mit muzik| by valez on 21/12/2009

di ryuichi sakamoto e della convinzione di ricercare l’infallibilità

 

beautiful blue sky, bibo no aozora

 nella concezione stessa di errore, risiede inevitabilmente la possibilità di sbagliare. siamo condizionati dal’errore almeno quanto lo sforzo di apparire interessanti complica, sul nascere, qualsiasi interazione umana di sorta che viene, così, distorta in modo immancabile.

perchè doverti convincere ogni volta, mi chiedo. non ho ancora compromesso abbastanza qualsiasi possibilità, forse? la paura di sbagliare mi costringe a riflettere su impulsi che dovrebbero essere istintivi. frenarli significa perderli per sempre. nella folle corsa del caso, nulla si ripresenta due volte.

ryuichi sakamoto è al pianoforte, circondato da una sacralità senza tempo. che la musica possa esprimere la voce di dio, non sarebbe che una limitazione. l’essere divino è una giustificazione, un modo per attutire l’impatto con l’inspiegabile confronto con la melodia. l’armonicità dell’essere non è creata dall’universo ma essa stessa lo regola, vincolandone la natura. davanti a sakamoto, al suo violinista negro, a quel violoncello suonato con la camicia rossa (quasi sicuramente da un ebreo), l’influenza dell’errore che permea le mie azioni quasi decade.

voglio una vita atonale. che ogni singola scelta sia uguale ad un’altra e che gli effetti abbiano lo stesso peso al momento della ricaduta. eppure, non sarebbe questo un voler privare della dualità della scelta la vita già congestionata dalle decisioni? nessuna scelta, in verità, può rendersi eguale se non ad un suo doppio. discernere due entità identiche rende inutile e inattivo lo stesso discernere.

chiedermi continuamente dove sbaglio con te, m’impone la scelta di non voler sbagliare.

the wuthering heights